D’estate, di occhi screziati e giganti dormienti. Di cosce e sedili che scottano, di vuoti a per dire. Di paraventi e di fibbie slacciate. Di piene inesplose, di frutta staccata e di forse, di solchi e pensieri caduti. Di giorni incatenati, di un ritmo lontano che scioglie. Di non voglie e di sole da occhiali, di gocce sporche sul parabrezza. D’estate, di tuoni precari, di curve e di ombre. Di geografie, di suoni profondi e distorti, di lotte tra uomini nudi e scorpioni.